Benvenuti a Venezia

La nostra Posizione

La Locanda La Corte è in calle Bressana, nel sestiere (quartiere) di Castello, vicino al Campo Santi Giovanni e Paolo, nel centro storico di Venezia ed è facilmente raggiungibile a piedi da San Marco e dal Ponte di Rialto.
 
La locanda è vicina ad alcuni dei più importanti siti dell’arte veneziana, tra cui la chiesa di Santi Giovanni e Paolo, la più grande chiesa gotica della città eretta a cavallo tra il XII e XIV secolo, la chiesa di Santa Maria Formosa del 1492 con il campanile barocco terminato nel 1688, e la chiesa di Santa Maria dei Miracoli capolavoro dai marmi policromi eretta tra il 1481 e il 1489 dai Lombardo. Da qui inoltre si possono raggiungere l’isola di San Pietro di Castello con la sua chiesa che fu la cattedrale di Venezia fino al 1807, anno in cui la Basilica di San Marco diventò da cappella privata del doge a cattedrale della città; e tutto il sestiere di Castello.

Venezia

Venezia. Basta sentire questa parola, perché le nostre menti si riempiano di emozioni e ricordi. Panorami romantici, scorci che sembrano essere dipinti a mano, dal più folle e visionario pittore impressionista. Ci vuole follia per pensare di creare dal nulla, nell’equilibrio instabile di cento e più isolotti, una città immortale fatta di arte, di cultura, di storia e di bellezza.

Perché in ogni angolo, in ogni rio, in ogni calletta, si può trovare un pezzo di storia che a volte si intreccia col mito di una città che è stata il centro nevralgico del Mediterraneo. In ogni campo, davanti ad una qualsiasi delle più di trecento chiese, trovi un monumento, un angolo di pietra che riecheggia della gloria che fu, e della bellezza che ancora oggi dopo quasi un millennio pulsa nell’aere di Venezia.

Passano gli anni, milioni di turisti la scavano come l’acqua scava un torrente, ma Lei imperterrita e piena di una forza che solo un leone, simbolo della città, può avere, si mostra a tutti, con la fierezza che l’ha contraddistinta, con i colori, e i profumi e anche i problemi che a volte l’afflosciano. Venezia è così, abituata a sfide più grandi del suo nome, e dove un veneziano, impreca per l’ennesima acqua alta, lì un turista dal Giappone si specchia felice nella doppia magnifica visuale di piazza San Marco, annegata dall’ennesima acqua alta. Dove un gondoliere si perde, afflitto da una fitta nebbia, un turista inglese fotografa un paesaggio mistico e immortala qualcosa ai limiti del reale.

Questa è Venezia, e qui comincia un viaggio nel viaggio, dove la storia si unisce alla cultura e dove il terreno comune di ogni esperienza è la meraviglia, la meraviglia di veder galleggiare sulle acque calme e tortuose di Venezia, semplicemente qualcosa di fantastico.

Venezia è un’isola adagiata sul golfo che prende proprio il suo nome, a Nord del Mare Adriatico. È il Capoluogo della Regione Veneto, ma definirla semplicemente così è assolutamente fuorviante, Venezia, è un patrimonio dell’umanità intera, che attira a sè, ogni anno, più di 7 milioni di turisti, ed ognuno di essi, lasciata l’isola veneziana, è consapevole che qualcosa dentro di sè è definitivamente è cambiato, e che il ricordo di Venezia non potrà mai lasciarlo.

L’unico modo di descrivere un’entità come Venezia è fare un passaggio per i suoi luoghi di culto e toccare gli snodi principali del suo tessuto urbano, testimonianza dello sviluppo di Venezia nella Storia.

L' atmosfera in Piazza San Marco

Chiudiamo un attimo e gli occhi, pensiamo per un attimo di essere sulle ali di uno dei tanti colombi che scorrazzano per Venezia. Stiamo volando sopra un largo bacino di acqua, il bacino di San Marco, e dall’alto piano piano planiamo verso l’entrata marittima di Piazza San Marco.

Il molo di attracco al salotto d’Europa, perchè così è anche chiamata l’unica vera piazza di tutta Venezia. La porta d’accesso a questo luogo simbolo, sembra a tutti gli effetti una bocca di porto, con queste due colonne d’accesso che sembrano spalancare le braccia di Venezia al mondo intero.

Le altissime colonne in marmo, di San Marco e San Teodoro, ci fanno entrare nella piazzetta San Marco delimitata a destra dal maestoso Palazzo Ducale e a sinistra dalla Biblioteca Marciana. La Biblioteca Marciana, è una struttura imponente costruita su due piani con eleganti arcate di ordine tuscanico al pian terreno e al secondo piano, un loggiato di ordine ionico, sovrastato da realizzazioni scultoree che ne arricchiscono la bellezza e l’unicità.

Per riprenderci dalla maestosità di questi due edifici facciamo due passi verso il cuore di Piazza San Marco, e ci troviamo dinnanzi alla suggestiva Basilica di San Marco. Davanti alla basilica trova posto “el paron de casa”, il Campanile di San Marco che stordisce letteralmente per la sua imponenza, la sua grandezza e la sua altezza di ben 99 metri.

Affianco alla basilica trova posto la Torre dell’ Orologio, un edificio dallo stile rinascimentale che anch’esso rapisce i turisti con la sua bellezza estetica.

Davanti alla basilica ecco la vera e propria piazza, uno sterminato spiazzo selciato racchiuso dalle famosissime Procuratie, ovvero imponenti edifici in stile neoclassico che delimitano una delle piazze più belle del mondo intero.

Ponte dei Sospiri

Espirazione ed inspirazione, lenta e profonda che manifesta ansia o turbamento. È questa la definizione di uno dei luoghi simbolo di Venezia. Ancora una volta è l’emozione a descrivere un luogo ove ogni anno, milioni e milioni di persone si accalcano per vedere, un ponte, che mostra la propria bellezza, per la storia che lo circonda, ancora prima che per la bellezza della sua estetica architettonica. Siamo sul Ponte della Paglia, e stiamo guardando il Rio di Palazzo, un canale stretto che divide il Palazzo Ducale dal Palazzo delle Prigioni, e proprio lì sospeso tra i due palazzi si erge il Ponte dei Sospiri. Un ponte pensile ad arco completamente chiuso. Costruito con un magnifico marmo istriano, che uno straordinario stile barocco rende stupefacente, con decori, dettagli e particolari come le teste delle maschere affisse sull’arco inferiore. Al suo interno trovano spazio due stretti corridoi divisi da un solido muro, e delle piccole finestrelle traforate.
Noi dal ponte della Paglia, o da una gondola fluttuante il Rio di Palazzo, vediamo ancora oggi passare dei prigionieri senza tempo, che con la morte nel cuore, ricevuta la condanna dagli inquisitori di stato, percorrono il ponte prima di raggiungere le prigioni veneziane. E si fermano lì, davanti a quelle piccole finestrelle, e si riempiono gli occhi e l’anima, per l’ultima volta nella loro vita, della visione della laguna, dell’isola di San Giorgio, dell’amata Venezia ed emettono quello struggente sospiro che ancora oggi ci sembra di sentire.

Basilica di San Marco

Quando si giunge in Piazza San Marco si viene letteralmente travolti, dalla bellezza di una basilica che nella sua ricchezza dei decori, nelle scelte stilistiche, e nella pomposità delle statue e delle forme, richiama da subito la storia di Venezia, il suo potere storico nel mondo, il suo forte predominio sui mari e sull’oriente. La Basilica di San Marco è il simbolo più conosciuto di Venezia e dell’intera Regione Veneto nel mondo e della cristianità tutta.
La chiesa d’oro come viene definita, visti i mosaici dorati al suo interno, che definirono la potenza e la ricchezza della Repubblica Serenissima, è composta in tre registri, piano inferiore, terrazza e cupole. Al suo interno invece è divisa in tre navate. Il Piano inferiore presenta maestosi portali ad arco sovrastati da magnifici mosaici raffiguranti varie scene bibliche. Tra i cinque portali più di quattrocento colonne ricoprono la stupenda facciata. La terrazza, completamente percorribile ospita 4 arcate anch’esse ornate da stupefacenti mosaici el al loro centro, davanti al finestrone centrale, trova spazio la stupefacente quadriga. Quattro enormi cavalli in rame dorato, simbolo assoluto della potenza marinara e militare della Repubblica Serenissima che con la conquista di Costantinopoli divenne città Imperiale. I cavalli che facevano parte dell’ippodromo di Costantinopoli furono trafugati dopo la conquista della più potente città del mondo.
Le 5 cupole di ispirazione bizantina al loro interno sono decorate con lussuosi mosaici dorati, intarsiati con pietre preziose, oro e argento.
L’interno della basilica ti mette da subito in connessione con la definizione più famosa della basilica “la chiesa d’oro”. Il colore dell’oro riempie gli occhi il cuore e l’anima di chi visita la basilica. L’oro è dappertutto, e orna le pareti più importanti della struttura, e delle cupole, narrando con i propri disegni la storia della Cristianità. Nella navata centrale trova posto l’altare maggiore che custodisce le spoglie di San Marco e dietro al quale è esposta la Pala D’oro, parte del Tesoro di San Marco. All’interno della basilica, si è letteralmente circondati da una miriade di statue, icone e oggetti sacri di un valore inestimabile, che insieme all’atmosfera mistica creata dalle luci, dai suoni e dai profumi, portano i visitatori a vivere profonde emozioni.

Palazzo Ducale

Il Palazzo Ducale, come detto si trova tra la piazzetta San Marco e il molo. È una costruzione imponente e maestosa che si sviluppa su tre ali, intorno ad un ampio cortile. Dinnanzi a lui ci si sente in estasi, schiacciati da quella che è una grandezza di dimensioni ma soprattutto perché simbolo di quel poter dogale che ancora oggi sembra riecheggiare . Anticamente il doge, il Dux Veneziano, risiedeva in questo palazzo. Sede del Comune e delle assemblee cittadine, nel Palazzo veniva amministrata la giustizia e disponeva di un sistema di prigioni e vi trovava spazio perfino un’armeria. Il Palazzo Ducale con la sua storia e la sua mole è in assoluto uno dei più importanti simboli di Venezia. Con il suo stile Gotico-Veneziano, il palazzo risente di tutta la contaminazione orientale della storia veneziana. La bellezza e l’unicità del Palazzo Dogale si basa sul fatto che i due colonnati alla base della costruzione, con la loro apparente fragilità, intrecciati e sovrapposti l’uno sull’altro, sostengono un poderoso e pesante corpo a marmi intarsiati. Questo paradosso architettonico ed estetico provoca stupore, meraviglia e aumenta l’impatto sbalorditivo della costruzione. Sulla facciata principale si aprono grandi finestroni ogivali e trova posto un maestoso terrazzo centrale, arricchito con una fitta opera di decorazioni con piccole cuspidi ed edicolette angolari.
Gli interni del Palazzo Ducale, conservano ancora oggi un’ampia raccolta di opere d’arte dei più grandi pittori e artisti della storia veneziana e della storia dell’arte come Jacopo e Domenico Tintoretto, Tiziano Vecellio e Paolo Veronese. Il senso di potere che il Palazzo Ducale trasuda in ogni sua visuale e scorcio è davvero incredibile.

Ponte di Rialto

Altro simbolo emozionale ed estetico dell’isola Veneziana è sicuramente il Ponte di Rialto. Esso insieme al Ponte dell’accademia, il Ponte degli Scalzi e il nuovo Ponte di Calatrava, è l’unico a scavalcare il Canal Grande, la grande “strada” lagunare, vera arteria acquatica e centrale di Venezia.
È senz’altro il ponte più famoso e bello di Venezia e sicuramente il più antico, visto che la sua costruzione finì nel 1591, Dai cittadini lagunari è semplicemente definito, il rè dei ponti veneziani. Il ponte di Rialto nato per mettere in comunicazione gli abitanti di Venezia con l’emergente e cruciale mercato di Rialto, già centro nevralgico del commercio veneziano, rievoca tutta la storia marinara e commerciale dell’isola Veneziana. La maestosità fa assomigliare il Ponte dei Ponti, ad un vero e proprio arco di trionfo gettato sul Canal Grande, a suggellare la grandezza della città lagunare.
Un ponte costituito da un’unica arcata che sostiene le ben ventiquattro botteghe che vi trovano posto ai lati delle salite, dodici per lato.
Le salite sono ben tre, una centrale, larga una decina di metri e composta da larghi scalini raggruppati a cinque e due laterali, più strette e dalle quali si può scorgere il magico serpentone del Canal Grande, ricco di imbarcazioni e di gondole. In cima al ponte, sullo spiazzo centrale, le file delle botteghe vengono unite da due grandi archi che danno al ponte un tocco estetico fantastico ed una eleganza unica, che l’ha reso famoso nel mondo.
È davvero una gioia salire e scendere questo ponte, circondati da centinaia di turisti che meravigliati immortalano con foto e video un ponte unico, che offre dal punto più alto una visuale incredibile del Canal Grande. È bellissimo infatti apppoggiare i gomiti sulla balaustra di pietra bianca del Ponte e guardare il lento fluire dell’acqua del Canale sottostante facendosi rapire da panorami e luci indimenticabili.

Musei Civici

Venezia città della bellezza, città romantica per antonomasia, ma prima di tutto, città ricca di una gloriosa Storia plurimillenaria e capitale Europea dell’arte. Per celebrare tutte queste componenti, Venezia offre ai visitatori una vasta offerta di Musei Civici dove i turisti possono rivivere la grandezza della storia di Venezia e i suoi protagonisti. Tra i musei più importanti c’è quello del Palazzo Ducale, Ca’ Rezzonico, Ca’ Pesaro e il museo di Palazzo Mocenigo. Non si può però parlare di Musei, senza parlare del Museo Correr, che è uno tra i più importanti e rappresentativi della città.
Il museo prende il nome dal nobile veneziano e collezionista appassionato di arte, Teodoro Correr, che dedicò gran parte della sua vita a collezionare manufatti artistici di tutte le tipologie. Il nobile Veneziano, creò una grandissima raccolta che decise di rendere fruibile come museo e che alla sua morte donò alla città di Venezia, insieme al palazzo ove era custodita.
Il museo Correr si trova in Piazza San Marco ed occupa la parte delle Procuratie Nuove e gli spazi dell’Ala Napoleonica, abbracciando la piazza di San Marco per tre quarti. Il Museo Correr tramite la proposta di opere di grande valore storico e artistico, narra la gloriosa storia di Venezia dagli albori fino alla sua annessione al Regno d’Italia.
In questo elegante e prestigioso museo è presente una collezione, vero fiore all’occhiello della raccolta qui conservata e custodita, quella del più famoso scultore dell’epoca, Antonio Canova, che visse fino alla fine di suoi giorni proprio nella sua amata Venezia.

San Giorgio

È fantastico dare le spalle alla Piazza san Marco, e dal Molo guardare aldilà del bacino San Marco. Si scorge la triangolare punta della Dogana, e l’isola della Giudecca, in cui spadroneggia l’imponente Chiesa del Santissimo Redentore. Se si trascina lo sguardo da destra a sinistra lungo tutta l’isola giudechina e ad un certo punto, l’occhio fa un saltino su un piccolo canale e si scorge finalmente l’isola di San Giorgio. Non è un caso che proprio da questa posizione milioni di turisti ogni anno, fotografino in lungo e in largo questo isolotto dal quale sgorga la tradizionale e bellissima linea della basilica di San Giorgio Maggiore e del suo Monastero. Non è un caso che decine di pittori ogni anno, decidano di intrappolare nei loro dipinti, la visione sbalorditiva dell’isola di San Giorgio in cui sembra che Basilica e Monastero per un miracolo divino stiano lì galleggianti nelle placide acque della laguna Veneziana. La bellezza della facciata della Basilica ha una motivazione di grande importanza, è stata progettata infatti da Andrea Palladio, che con la sua sagacia artistica ha saputo donare alla Basilica di San Giorgio un fascino paragonabile alle bellezze appena scorte in San Marco.

La laguna e le sue isole

Venezia come risaputo è adagiata sulla Laguna che prende proprio il suo nome. Prendendo il nome dall’isola veneziana, non poteva che attingere alla sua grandezza ed essere semplicemente la più grande laguna del Mar Mediterraneo.
La laguna e la sua millenaria origine, sembra aver fatto di tutto per preparare, secolo dopo secolo, millennio dopo millennio, tutti i presupposti per la nascita della più coraggiosa e mirabolante opera urbana del mondo, ovvero Venezia. Nei territori dove ora risplende la laguna Veneta, ben 6000 mila anni fa, trovava posto una pianura costituita dai sedimenti trasportati da fiumi come Brenta e Piave. Nel susseguirsi dei secoli i fenomeni di abbassamento del suolo e l’innalzamento del livello del mare, portarono all’allagamento di buona parte delle precedenti terre emerse, lasciando in superficie, quelle terre che poi diventeranno le isole veneziane, e Venezia stessa.
La laguna è costituita quindi da terre emerse, da isole, e poi dalle barene che non sono altro che zone di terra a pelo d’acqua ricoperte da vegetazione verdeggiante e resistente al sale. Nell’intrigo fatto di terre emerse, isolotti e barene, trovano spazio decine di canali navigabili più o meno profondi, che sono delimitati dalla presenza di briccole, ovvero grossi pali di legno conficcati nel terreno.
La laguna è divisa dal mare aperto dai lidi, ovvero lunghi cordoni sabbiosi.
L’uscita dalla laguna verso il mare aperto è permessa da delle bocche di porto, che nella laguna veneta sono presenti a Lido, Malamocco e Chioggia.
I più importanti isolotti, ancestralmente creati dall’evoluzione lagunare hanno permesso, tramite la loro unione la nascita di Venezia, mentre le altre terre emerse hanno creato le attuale isole veneziane. Sono più di 70 le isole attorno a Venezia di cui si conosce il nome e le più famose sono senz’altro Murano, Burano e Torcello.

Quando si lascia Venezia per visitare le sue più importanti isole, non si sa davvero cosa aspettarsi. Avendo visitato un luogo magico che ti riempie in maniera totale, si ha la paura di trovarsi dinnanzi alla delusione di un qualcosa non all’altezza e invece le isole veneziane, con le loro caratteristiche e le loro unicità, con i loro colori accesi e grazie a delle atmosfere incredibili riescono a farti spalancare ancora gli occhi e farti sussultare.

Murano ed il vetro

Una delle più famose isole veneziane è senz’altro l’isola di Murano.
Anche Murano come Venezia è un centro abitato, creato dall’unione di sette piccoli isolotti, attraverso ponti. Anche Murano come Venezia, deve l’inizio della sua storia, al periodo delle invasioni barbariche, a causa delle quali, molte popolazioni cercarono nella laguna veneta rifugio e possibilità di nuovi insediamenti. Venezia diede a Murano sempre una certa autonomia, e anzi, proprio grazie ad un decreto della Repubblica Serenissima del 1295, furono trasferite a Murano tutte le fornaci, poiché quest’ultime avevano provocato devastanti incendi nel centro di Venezia. Così facendo la Repubblica Serenissima permise a Murano di divenire un vero e proprio centro per la lavorazione artistica del vetro, che nei secoli portò l’isola muranese a rappresentare il cuore pulsante della lavorazione di qualità del vetro in tutto il mondo.
Nell’ isola di Murano, che prima dell’avvento di Napoleone Bonaparte e delle sue famose spoliazioni contava ben diciotto tra conventi, monasteri e chiese, ora ne rimangono solamente tre. La più antica è la chiesa di Santa Maria e Donato, nata addirittura nel VII secolo, dedicata dapprima alla Vergine Maria, e successivamente, dopo la collocazione delle sue spoglie, dedicata anche a San Donato.
Santa Maria degli Angeli, chiesa nata 1188, ha una storica particolarità, poiché fu visitata addirittura da Enrico III re di Francia e Polonia e fino al 1907 in questa chiesa si conservavano le spoglie del Doge Sebastiano Venier.
La Chiesa di San Pietro Martire è situata nel Rio dei Vetrai ed è stata fondata nel 1348 in onore a San Giovanni Battista. Vista la sua collocazione nella zona dei vetrai, è da sottolineare la presenza in questa chiesa di fanstastici lampadari in vetro con le famose mandole. Opere uniche, ed inestimabili, che affascinano e lasciano senza fiato. Passeggiare per i selciati di Murano e trovarsi dinnanzi a chiese dal fascino antico dei millenni passati, in un’isola così lontana dai canoni caotici delle nostre città dona davvero suggestioni incredibili.

Oltre agli edifici sacri ci sono importanti edifici civili come il Museo del Vetro.
Ad ospitare il museo, il Palazzo Giustinian, un palazzo elegante in stile gotico. Nel museo si incontrano opere mirabili, che solo un artigianato che fa leva su un’esperienza coltivata in secoli di duro lavoro, può creare. La più suggestiva è un lampadario a sessanta bracci che fu realizzato dai maestri Santi e Fuga.
Lo stile Gotico fa da padrone anche per il Palazzo da Mula, che oggi dopo diversi restauri è la sede del municipio di Murano, e qui si svolgono mostre e incontri sul tema principale di questa isola, ovvero il vetro.
Murano e il vetro, da questo incontro nasce una storia speciale dalla quale scaturiscono narrazioni e vicende che davvero fanno rimanere senza fiato.
Scoperto infatti come la Repubblica Serenissima avesse portato nell’isola di Murano, i forni che a Venezia avevano causato molti incendi, si resta senza parole nello scoprire che Venezia era talmente gelosa dell’arte dei suoi mastri vetrai, che impediva loro di lasciare l’isola, per paura che potessero diffondere il loro sapere nel mondo. Molti in effetti riuscirono perfino a fuggire esportando oltre Venezia il loro preziosissimo sapere. Questo però non fermò mai la grande tradizione dei mastri vetrai Muranesi.
Per capire quanto contasse e fosse importante chi incarnava l’arte del vetro ai tempi della Repubblica Serenissima, si pensi che solo i mastri vetrai seppur non nobili potevano contrarre matrimonio con figlie di patrizi.
Tutte queste parole però, sono solo un grigio contorno, rispetto all’emozione unica che si può provare, vedendo con i propri occhi un mastro vetraio creare una capolavoro in vetro. Nell’isola molti laboratori permettono al pubblico di ammirare la lavorazione del vetro in tutti i suoi passaggi, lasciando a chiunque assista, il dubbio, che ciò che sta vedendo sia il frutto di una magia dalle antiche radici.

Burano ed il merletto

Venezia, bella e orgogliosa, storica ed elegante. Venezia ricca e potente. La sua potenza si sottolinea ad ogni scorcio, ad ogni campo e calle. Ma a livello cromatico l’eleganza non può scostarsi dai colori tipici delle pietre e dei marmi più pregiati. Le scale del bianco, qualche marmo rosso, che nei secoli si è schiarito di un bel pò. Il colore dell’oro di qualche tessera di mosaico, o qualche rosso, ma che si perdono nell’austerità dominanti delle chiare tonalità. Arrivati a Burano invece, si ha un vero sussulto e viene semplicemente un sorriso a 32 denti. Colore, colore, colore. Questo sembra urlare Burano mentre ti accoglie nella sua Isola. Quattro isolotti che come a Venezia e Murano, uniti da sapienti ponti creano la colorata, vivace, ma pur sempre tradizionale Burano.
Dal Giallo al Fucsia, dal Rosso Fuoco al Verde Acqua, i colori avvampano di vita ed energia questo in isolotto, che davvero dà una carica ed una energia unica a tutti coloro che visitano Burano, il luogo più colorato d’Italia.
Anche questa coloratissima tradizione scaturisce storie ai limiti del mito che avvincono, divertono e danno un significato in più alla visita di Burano. Girano tre storie differenti sul perché a Burano un bel giorno si sia deciso di pitturare così le case. La prima, vedrebbe come causa principale, la tipica densa nebbia in laguna, o i fumi dell’alcool, che renderebbero impossibile, ai pescatori o ai marinai, l’attracco alla giusta casa. Ecco allora la soluzione delle ben più visibili pitture colorate per migliorare la visibilità.
La seconda vedrebbe l’associazione del nome di una famiglia ad un dato colore, vista la presenza nell’isola di pochi, ma ben diffusi cognomi, per evitare confusione e per sorpassare il consueto uso dei soprannomi.

La terza storia vedrebbe parte principale della leggenda le buranelle, ovvero le donne di Burano, che mentre i mariti erano fuori per lavoro, dovevano pensare anche alla manutenzione esterna delle case, che esposta all’umidità della laguna, deteriorava facilmente. Ecco allora l’uso di pitture a volte diverse da quelle già in uso nell’isola, e in questo modo le case hanno cominciato ad assumere colori sempre più diversi, fino a fare diventare questa stranezza una normalità.
Come è bellissimo farlo a Venezia, anche e soprattutto in una piccola isola come Burano è obbligatorio provarci: perdersi. Aiuta a conoscere vie e callette che si discostano dal centro o dalla classica camminata turistica e ti fa scoprire nuovi orizzonti, oppure ti fa imbattere in monumenti o sculture dei vari grandi artisti che vivono in questa colorata isola come Baldassare Galuppi, Pino Donaggio e Remigio Barbaro. Arrivando nella piazza principale di Burano, Piazza Galuppi, si trovano dei negozi dove poter ammirare le anziane signore lavorare il tradizionale e autentico merletto di Burano, un’ antica tecnica di lavorazione di filati con la quale si ottiene un tessuto leggero e prezioso, che a Burano arriva ad una qualità assoluta.
Anche per giustificare i natali di questo autentico patrimonio di Buranello, la tradizione attinge dalla leggenda secondo la quale un pescatore promesso sposo, riuscì a resistere alle tentazioni delle sirene, e che per premiarlo, la regina delle Sirene gli donò un velo nuziale fatto a merletto. Il velo era talmente bello che dopo le nozze, tutte le donne buranelle cominciarono a cercare di imitare la così bella fattura del velo, cominciando a creare fantastici merletti.
Nella piazza principale oltre ai negozietti trova posto il Museo del Merletto, che si sviluppa negli spazi della storica Scuola di Merletti di Burano. La scuola, che è un elegante edificio in stile gotico, è stata fondata nel 1872 proprio per rilanciare la tradizione del merletto. Anche oggi a differenza di tanti anni, soprattutto in un mondo che sembra andare a velocità diverse e verso obiettivi lontani, il legame di queste isole a tradizioni così antiche ma sempre genuine e autentiche, inducono a ripensare a fondo sulle dinamiche della vita moderna e sulla necessità di possibili alternative.
Un tour così emozionante, quando finisce, come tutte le cose belle, può portare un po’ di tristezza. Dopo aver vissuto in pieno, tante bellezze emozionati, non c’è al mondo, rimedio migliore di affogare la malinconia con qualcosa di dolce. Siamo nel posto giusto, e siamo arrivati all’ultima fermata di questo straordinario viaggio costruito tra storia, bellezza e grandezza. Svoltiamo in una calletta di Burano e troviamo una pasticceria che ci mette davanti agli occhi il loro prodotto principe…il bussolà di Burano. Non c’è niente di meglio da fare, che ordinarlo, e metterlo in bocca, e rapiti da quel suo gusto tipico, finire in bellezza, con l’ultima dolce emozione.